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UX Genova 2016

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Lo scorso 16 dicembre si è tenuto UX Genova 2016, primo evento dedicato all’architettura dell’informazione e alla user experience design a Genova.
Io e Lorena abbiamo approfittato del fatto che un evento su questi temi, completamente gratuito, si tenesse a poche ore di treno da casa e abbiamo partecipato. Nelle prossime righe vi raccontiamo com’è andata.

La mattinata si è aperta con il talk di presentazione della giornata di Marco Tagliavacche, organizzatore dell’evento. Ci ha dato il benvenuto facendo chiarezza sul significato di user experience e architettura delle informazioni, termini che negli ultimi tempi hanno conosciuto molta diffusione ma spesso vengono utilizzati in modo improprio.
Ci ha ricordato che la ux non è la ui e abbiamo ripassato la definizione di user experience secondo la normativa iso 9241-210 che la definisce come “le percezioni e le reazioni di un utente che derivano dall’uso o dall’aspettativa d’uso di un prodotto, sistema o servizio”. Ha poi sottolineato come non esista la user experience design senza il coinvolgimento degli utenti tramite test, interviste e sondaggi; per citare le sue parole “fare ux senza utenti è come fare il pesto con le noci”.
Ha inoltre citato molte letture interessanti su entrambi i temi tra cui: Information Architecture: For the Web and Beyond di Rosenfeld, Morville e Arango e Architettura dell’informazione: Trovabilità: dagli oggetti quotidiani al Web di Rosati e The Elements of User Experience: User-Centered Design for the Web and Beyond di Garrett.

Durante la mattinata abbiamo ascoltato due talk dei ragazzi di Niew. Il primo a proposito del “processo UX” e il secondo sullo stesso argomento applicato ad un case history.
È stato interessante conoscere la loro esperienza di lavoro perché lavorano in un contesto molto diverso da quello a cui siamo abituati in Bitbull: Niew lavora principalmente ad interfacce per software industriali per la gestione delle linee di produzione, quindi GUI molto complesse e utilizzate in condizioni particolari, infatti le linee di produzione possono essere rumorose, gli operai possono indossare guanti o altre attrezzature limitanti, ecc ecc.

Sempre nella prima parte della giornata abbiamo ascoltato Chiara Danese di Shake my brand, con un talk sulle personas. Le personas sono profili che descrivono gli “utenti tipo” di un servizio e sono uno strumento utile per guidare le scelte di progettazione a tutti i livelli: copywriting, scelte estetiche, funzionalità.
Sono inoltre efficaci nel rendere più trasparenti gli obiettivi e facilitare le decisioni e la comunicazione tra le varie figure del team e con il cliente. È stato uno dei talk che abbiamo apprezzato di più perchè ricco di esempi e suggerimenti pratici.

Per la pausa pranzo gli organizzatori ci hanno indicato i locali vicini e si sono occupati delle prenotazioni così abbiamo comunque avuto modo di ritrovarci con gli altri partecipanti e alcuni speaker e approfittare della pausa per conoscerci e scambiare qualche parola.

Nel pomeriggio Francesco Casale di Intesys ci ha parlato dei Google Design Sprints un metodo strutturato basato sul design thinking, sul metodo agile e sul game storming. È il metodo usato da Google per analizzare e validare nuove idee in cinque giorni, ma come ha detto Francesco, per essere più appetibile per i tempi e lo stile italiano, è “rateizzabile” con successo anche con la formula un giorno a settimana per cinque settimane. Francesco utilizza questo metodo da più di un anno per raggiungere il consenso di gruppo sulle specifiche del MVP (minimum viable product), o, per dirla con parole sue, il “minimum awesome product”. Un google design sprint consiste idealmente di 5 step della durata di una giornata ciascuno: Understand comprendere cosa vuole il cliente, non solo chiedendoglielo perchè potrebbe non saperlo o avere delle convinzioni sbagliate, ma analizzando i suoi bisogni con tutti gli attori coinvolti nel processo  (come spiega la famosa citazione di Henry Ford che disse che se avesse chiesto ai suoi clienti cosa volevano avrebbero detto “cavalli più veloci”), Diverge ovvero trovare tutte le idee possibili per risolvere quanto emerso dalla prima fase, Decide cioè decidere quali idee sono buone tra quelle emerse e quali no, Prototype quindi creare wireframe o prototipi per testare le idee senza grossi investimenti e infine Test  con clienti, utenti e stakeholders.

Dopo Francesco Casale è stato il turno di Marco Bertoni con il talk “progettare esperienza per il peggior nemico del cliente” ( qui potete vedere le slide ). È stato un talk molto godibile per il taglio umano, molto legato alla sua esperienza in prima persona nel contesto di una grande agenzia di comunicazione, che partecipa spesso a bandi che richiedono di approcciare un nuovo progetto producendo subito demo e materiali valutabili e quindi non ha sempre la possibilità di seguire un processo ux ben strutturato.

Ha anche evidenziato diverse difficoltà che si possono incontrare nel proporre alcune tecniche di progettazione ad alcuni clienti e ha anche fornito un’analisi divertente e viva di tutte figure coinvolte nel team di un’agenzia.

Tra i consigli che abbiamo portato a casa l’importanza di verificare nei processi ux, di stare coinvolgendo il c-level, la persona che effettivamente prende le decisioni, pena l’inefficacia dello strumento o processo scelto.

L’ultimo talk è stato di Francesco Acerbi con il tema “dalla ux all’ui”, in cui ha presentato consigli e approfondimenti di visual design su font, immagini e colori che possono essere utili su tutti i progetti.

In conclusione il bilancio della giornata è positivo, forse avremmo voluto un paio di pause caffè più lunghe per avere modo di conoscere meglio gli altri partecipanti e fare qualche domanda agli speaker, siamo contente di aver partecipato e speriamo che a questa prima edizione UX Genova possano seguirne altre!

Federica Villata